Le mostre

dal

05

aprile

IPERREALISTI

05  aprile  2003 / 06  luglio  2003

IPERREALISTI

Chiostro del Bramante, Roma

dal 5/04/2003 al 6/07/2003

Il Chiostro del Bramante e Chrysler presentano la più grande mostra mai realizzata in Italia sugli Iperrealisti. Una selezione di oltre cento dipinti dalle più importanti collezioni Europee ed Americane. La mostra, curata da Gianni Mercurio con Wolfgang Becker e Louis K. Meisel, con la direzione artistica di Mirella Panepinto, presenta una vasta selezione di opere (oltre cento dipinti) provenienti da collezioni europee e americane che ripercorrono il lavoro dei più importanti pittori iperrealisti americani dagli anni Settanta a oggi, con una sezione riservata a giovani artisti che hanno aderito a questa tendenza.

Il catalogo, edito da Viviani Arte, contiene saggi di Wolfgang Becker, Carlo Fabrizio Carli, Leda Cempellin, Gianluca Marziani, Louis K. Meisel e Gianni Mercurio.


L’iperrealismo

L’iperrealismo è una tendenza artistica manifestatasi alla fine degli anni Sessanta in America e in Europa, alla quale singole individualità artistiche hanno aderito conservando peculiarità personali sia nella scelta degli oggetti che della tecnica della rappresentazione, come avvenne per gli artisti della pop art che li precedettero; da quest’ultima indubbiamente l’iperrealismo discende non solo per l’affinità nelle scelte tematiche ed iconografiche, ma sopratutto per la condivisione di una delle strategie di base del pop, cioè di rappresentare un dipinto come una replica fedele in due dimensioni di un’immagine esistente. La pop art è in sostanza il precedente che ha reso possibile l’iperrealismo: il suo stile “supervisivo”, la sua estetica radicata negli artefatti visuali della cultura di strada, è impensabile senza l’antefatto pop.

Le tematiche

Nelle tematiche iperrealiste convergono quindi figurazioni oggettuali, mezzi di comunicazione, vita quotidiana nelle sue manifestazioni più banali, paesaggi urbani: la corrispondenza è evidente; ma, ancora, “la pop art – nelle parole di Alberto Boatto, già nel 1967- accentua la sua attenzione sull’immagine o, meglio, finisce per abolire ogni distinzione canonica tra oggetto ed immagine, giacché nella civiltà dei mass-media, predominando su ogni altro aspetto della realtà quello visivo, tutto è immagine o viene ridotto ad immagine”. Gli iperrealisti (in America “photorealists”) pongono alla base del loro lavoro l’utilizzazione dell’immagine fotografica quale “soggetto” dell’immagine pittorica e nel “dialogo” tra pittura e fotografia essi hanno come obiettivo il ricevere e restituire informazioni oltre quelle percepibili dall’occhio umano.

La fotografia

La fotografia per gli iperrealisti è il miglior soggetto che si possa pensare: è immutabile, assoluta, dunque autonoma e incondizionata, senza alcuno stile; di qui il senso di totale spersonalizzazione dell’immagine, di assoluta asetticità, che prefigura tuttavia una certa astrazione, nonostante la resa di scene “più vere del vero” caratterizzate da una fredda perfezione illusionistica.

Il risultato conduce ad una perdita, rispetto alla pop art, della carica destabilizzante e metaforica, “animatrice o dissacratrice del reale”, che si diluisce in posizioni tautologiche nella riproposizione sulla tela di immagini di “seconda generazione”, in un autocontrollo che produce la perfezione del gesto e l’assenza di gestualità. Il rapporto con la realtà si riduce ad un rapporto visivo, privo di sensazioni, marcando così il distacco dal realismo urbano americano degli anni ’30 e ’40, che pure è stato individuato quale altra poetica generatrice dell’iperrealismo.

Il carattere di pura mimesi di una realtà di seconda mano (la fotografia), ma soprattutto la volontaria sospensione di ogni giudizio critico su ciò che è rappresentato, in anni di arte concettuale, critica radicale e di snobismo culturale, come furono appunto gli anni ’70, hanno attirato sugli iperrealisti spietate stroncature e feroci attacchi (ricordiamo qui, solo per citare gli italiani, Gillo Dorfles e Giulio Carlo Argan), ma anche interpretazioni e approfondimenti critici convincenti (Corrado Maltese e Italo Mussa).

La mostra

La mostra offre l’occasione, a più di trent’anni di distanza dalla sua “nascita”, di una rilettura distaccata e forse più aderente del lavoro di questi artisti, alla luce anche degli sviluppi nel rapporto tra pittura e fotografia che hanno portato alla diffusione delle espressioni artistiche extrapittoriche degli ultimi anni.

Sarà possibile quindi conoscere a fondo il lavoro di Robert Cottingham, che sottrae le ombre e la luce naturale ai suoi dipinti di insegne pubblicitarie, soggetto unico e al contempo sempre diverso, usandole come punto di partenza di uno schema compositivo e ripercorrendo in qualche modo l’esperienza di Roy Lichtenstein con i cartoons; nei dipinti di Richard Estes sono invece sottratte al soggetto principale (una scena urbana) le figure umane (“che distraggono troppo”) e la composizione si complica con l’inserzione di elementi tratti da scatti fotografici differenti sulla stessa inquadratura per arricchire di dettagli e informazioni la scena in una sorta di sintesi spazio-temporale; nelle ambientazioni di interni (per lo più caffè e fast-food) e negli still-life di Ralph Goings, i riflessi prendono il posto del movimento, mentre Don Eddy pone l’accento sulla struttura cromatica della composizione; allineati alla definizione più rigorosa del pop, Charles Bell e David Parrish producono coloratissimi oggetti di un mondo di plastica. All’interno della mostra sarà presente un’area con opere di Iperrealisti ispirate al design automobilistico che ritraggono alcuni “soggetti” Chrysler.


Sponsor unico della manifestazione, Chrysler è il marchio automobilistico americano che più di altri è riuscito a fondere stile e design in prodotti assimilabili ad opere d’arte contemporanea: un legame con il mondo artistico che trova nella mostra degli Iperrealisti la propria naturale espressione.

Mostra in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura, Spettacolo, Sport e Turismo della Regione Lazio
Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma

Follow us