Le mostre

dal

25

giugno

Pablo Echaurren

25  giugno  2004 / 12  settembre  2004

Pablo Echaurren

Chiostro del Bramante, Roma

25/06/2004 – 12/09/2004

Per la prima volta l’Assessorato alle Politiche culturali del Comune di Roma dedica un’antologica all’attività di Pablo Echaurren, artista nato nella capitale. Figlio dell’ultimo surrealista, Sebastian Matta, Echaurren reca nel proprio Dna culturale quell’imprinting dell’avanguardia che consiste nel vivere l’arte come uno strumento per mutare la vita, come una magia tutt’altro che sacra o individualistica, ma anzi duttile e giocosa, legata alla socialità e alla quotidianità.

Negli anni settanta, il suo segno seppe interpretare i sogni dei figli del boom, tra cultura beat, pop, underground, voglia di libertà e impegno politico. Oggi, egli trae alimento da umori e tensioni che attraversano questo nostro mondo, villaggio-metropoli globale. Cresciuto nel mito di Dada e del surrealismo, nonché appassionato collezionista di prime edizioni futuriste, Echaurren ha iniziato a dipingere a diciotto anni, quando fu scoperto dal critico gallerista Arturo Schwarz, che fece conoscere la sua pittura in Italia e all’estero. Da allora la sua produzione artistica si è sviluppata all’insegna della contaminazione dei generi, tra alto e basso, arte e arti applicate, secondo un approccio intellettuale e manuale proprio del laboratorio artistico, che particolarmente in Italia vanta una lunga tradizione, dalle botteghe medioevali e rinascimentali fino alle case d’arte futuriste. Ne discende un’idea dell’artista come artefice e inventore a tutto campo, indifferente agli steccati e alle gerarchie che solitamente tendono a comprimere la creatività.

Questi aspetti sono documentati nell’antologica organizzata dal Comune di Roma in collaborazione con il Chiostro del Bramante, dove vengono esposte più di duecento opere. Il percorso della mostra illustra le varie fasi della pittura di Echaurren: dagli acquerelli e smalti minimalisti, i “quadratini” – la loro formula divenne nota al pubblico grazie alle copertine disegnate dall’artista per l’editore Savelli (tra esse, quella del best seller Porci con le ali ) – alle opere degli anni ottanta e novanta, in cui l’immaginario fumettistico incrocia i riferimenti delle avanguardie storiche e il ricordo della Pop Art. Fino alla produzione più recente, che mescola antiche drôlerie, interferenze dei cartoon e figure radicate nella cultura popolare, dalla tradizione gotica a quella precolombiana.

Viene documentato altresì l’intenso lavoro ‘applicato’ che ha portato Echaurren a lasciare il proprio segno su copertine di libri, illustrazioni per giornali (da “Lotta continua” all’“Espresso”, da testate ufficiali a fanzine alternative della controcultura), fumetti (da “Frigidaire” e “Alter Alter” a “Linus” ecc.), pubblicità e manifesti, come quelli realizzati per Arezzo Wave, uno dei più importanti festival rock europei, nonché copertine di dischi e CD, T-shirt, orologi Swatch, francobolli per le Poste Italiane, in un andirivieni tra underground e overground. Lo stretto legame che corre tra pittura e decorazione, arte e artigianato, viene illustrato in quei momenti del percorso espositivo dedicati alle opere create da Echaurren con alcuni artigiani eccellenti: le ceramiche prodotte nella storica bottega Gatti di Faenza di Davide Servadei, dove lavorarono anche i futuristi; le tarsie in panno, cucite da Marta Pederzoli; e le vetrate realizzate da Monica Cimbali.

In mostra anche uno spazio video, in cui viene proiettato il cortometraggio Pablob, un collage di immagini, interviste e riprese varie, assemblate da Giorgio Santucci.

Catalogo Gallucci

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